Fermati un attimo e pensa alla città o al paese da dove vieni: quanti edifici in disuso ti vengono in mente da quelle parti? La vecchia scuola fatiscente che sembra il set di un film neorealista o l’ex ospedale che farebbe da perfetta scenografia a una seduta spiritica?
Ogni ora, in Italia, perdiamo circa 10.000 metri quadrati di suolo (cioè un ettaro: 1,4 campi di calcio, per intenderci) per costruire nuovi edifici e infrastrutture. Se ti sembra una bella notizia, complimenti: la risposta è sbagliata. Ovunque ti giri, nel nostro Paese, ci sono metri cubi e metri cubi di edifici che hanno perso da anni, se non decenni, il loro ruolo originario e ora sono luoghi abbandonati, dismessi, talvolta anche pericolosi, perché magari fragili dal punto di vista strutturale o perché si sono trasformati in spazi di delinquenza.
Da soli, gli immobili pubblici residenziali inutilizzati superano i 9 milioni di metri quadrati; solo in Lombardia abbiamo contato 2,4 milioni di metri quadri di 86 aree dismesse in attesa di un progetto.
Il futuro delle città, in Italia e in Europa, dipende da quanto esse saranno capaci di dare nuova vita a quella parte di patrimonio esistente dismesso e abbandonato, senza utilizzare nuovo suolo; la chiave non è cambiare forma al territorio ma trasformarlo dall’interno per renderlo non solo più bello ma anche (e soprattutto) più sicuro, più sostenibile e più inclusivo, per tutte le comunità che abitano quel territorio e che lo rendono vivo.
Riqualificazione urbana: cosa comporta
La riqualificazione urbana mira quindi non solo a una ristrutturazione funzionale di vecchi edifici, ma sottende un concetto ancora più profondo: migliorare la qualità della vita delle persone, rafforzandone il senso di appartenenza a una comunità e contribuendo a creare luoghi dove sia naturale stringere e creare nuove relazioni.
I suoi vantaggi si riscontrano in tanti aspetti dell’abitare. Ad esempio:
dal punto di vista sociale, perché restituendo vitalità agli spazi contribuisce a renderli più sicuri, funzionali e vivibili dalle persone, promuove cultura e salute, rafforza il senso di appartenenza a una comunità;
dal punto di vista della sostenibilità, perché invece di investire nel costruire il nuovo si recuperano luoghi che occupano già spazio, dando loro nuova vita e valorizzandoli dopo anni di abbandono o disuso e utilizzando materiali ecologici e a basso impatto ambientale;
dal punto di vista economico, perché una comunità viva crea nuove possibilità, attira investimenti privati, genera nuovi posti di lavoro, aumenta il valore delle proprietà residenziali e commerciali.
Interventi di riqualificazione urbana
Recupero di aree degradate e dismesse
Il suolo edificabile è sempre più limitato e tantissimi, invece, sono gli edifici sparsi per il territorio nazionale che richiederebbero (e meritano) una nuova vita. Per questo ci si sta spostando sul privilegiare azioni di recupero di aree abbandonate, soprattutto (ma non solo) nelle aree periferiche più degradate. Insomma, non si ristrutturano solo i peggiori bar di Caracas.
Valorizzazione degli spazi pubblici
Pensa solo a una piazza di periferia abbandonata a sé stessa (presente la piazzetta triste tutta di cemento dove tutti, da bambini, giocavamo a palla con gli amici?): ecco, ordinarla, ripulirla, organizzarla invita le persone a incontrarsi lì o anche solo a fermarsi, stimolandone la frequentazione e costruendo intorno a essa nuove opportunità di aggregazione. Una bella rastrelliera per le bici, una panchina smart con la presa per caricare il laptop: tanto basta per iniziare a cambiare volto a uno spazio che credevi finito e destinato semplicemente a sopravvivere nel suo grigiume.
Negli interventi di recupero urbano si cerca sempre di utilizzare materiali ecologici e a minor impronta ambientale e la rivisitazione degli spazi guarda con cura anche alla loro accessibilità, così che possano essere vissuti davvero da tutti.
Alcuni esempi di riqualificazione urbana
La rigenerazione urbana non passa necessariamente da grandi trasformazioni; a volte, come abbiamo visto, può partire da uno spazio che, semplicemente, ha smesso di essere utile per quello che era stato progettato.
È quello che facciamo anche in Homingo: individuiamo immobili dismessi o sottoutilizzati, ne valutiamo le potenzialità e, quando le condizioni lo permettono, li trasformiamo dando loro una nuova destinazione e riportandoli sul mercato.
Un esempio è Arcivescovado Suites, nel centro di Torino, l’ex banca di 800 mq che ti abbiamo menzionato poco prima: attraverso un’operazione di cambio di destinazione d’uso e frazionamento, l’abbiamo trasformata in 13 appartamenti, 10 bilocali e 3 trilocali.

Sempre a Torino abbiamo riconvertito un’ex autofficina di 300 mq [link a https://www.homingo.it/track-records/cinque-loft-di-design-da-unex-autoufficina-torino], ormai dismessa, in un progetto residenziale composto da cinque loft di design: quattro “Smart Loft” con ingresso indipendente e giardino privato e un “Master Loft” con open space, due camere, doppi servizi, giardino interno e terrazzo privato.

In entrambi i casi non abbiamo semplicemente ristrutturato uno spazio, ma abbiamo cercato di capire cosa potesse diventare: siamo partiti da qualcosa che già esisteva e lo abbiamo trasformato in qualcosa che potesse tornare a essere vissuto in forme diverse. Sono iniziative, anche le più piccole, che hanno un impatto concreto sul territorio, perché ne rinforzano l’identità e la vitalità, non solo l’estetica. Senza le persone nessuno spazio si può definire riqualificato ma, soprattutto, senza le persone non avrebbe neanche senso spendersi a riqualificarlo, perché sono loro a dare valore reale alla trasformazione di quello spazio.
Il futuro della rigenerazione urbana con Homingo
Nel 2025, 6 delle 41 operazioni che abbiamo realizzato hanno comportato un cambio di destinazione d’uso, circa il 15% del totale; nel 2026 se ne sono aggiunte altre sette. In un anno e mezzo, tra gennaio 2025 e luglio 2026, abbiamo rigenerato quasi 11.000 metri quadri tra Torino, Bari e Livorno.
Come hai potuto vedere, abbiamo trasformato in case ex banche, ex officine, ma anche vecchi bar, uffici dismessi e tanto altro: tutti spazi che abbiamo immaginato come terreno fertilissimo per creare una nuova offerta abitativa, bella, sostenibile e funzionale, senza partire da spazi già nati come residenziali ma ampliando la visione e ripensandone la funzione. Ci perdonerai il momento autocelebrativo ma siamo proprio soddisfatti del lavoro fatto finora. E ci stiamo divertendo un mondo a farlo.
Da qui, bambini, impariamo una lezione fondamentale: non sempre serve costruire qualcosa di nuovo, a volte bisogna semplicemente guardare meglio quello che abbiamo già.
Se hai un immobile che vuoi vendere velocemente, anche se secondo te è da buttare via, dacci retta.
Scrivici che vediamo se possiamo pensarci noi

















